IL SIGNIFICATO ASTRONOMICO DEL CAPPELLO A PUNTA DEI MAGHI

Il Mago Gendalf de "Il Signore degli Anelli" di J.R.R. Tolkien

Il Mago Gandalf de “Il Signore degli Anelli” di J.R.R. Tolkien

I maghi sono spesso rappresentati con lunghi cappelli a punta, e, alcune volte, ornati con motivi astronomici. Georges Ivanovič Gurdjieff, nel suo “La Lotta dei Maghi”, descrive la vestizione del mago e, in particolare, il dettaglio del cappello:

Il Mago si toglie i suoi vestiti, riceve degli unguenti da uno dei suoi studenti, se lo spalma sul corpo, si rimette i vestiti e sopra i suoi abituali vestiti indossa una toga con lunghi lembi. La toga è tutta bordata con i segni dello Zodiaco; nella parte posteriore è ricamato il simbolo del pentacolo, e sul petto un teschio e ossa incrociate. Sulla testa pone un alto cappello a punta ricamato con stelle di diverse dimensioni.”

Nell’episodio “L’apprendista Stregone” di Paul Dukas, basato sull’omonima ballata del 1797 di Goethe, del film di Walt Disney, “Fantasia”, Topolino, giovane apprendista dello stregone Yen Sid, indossa proprio il cappello descritto nel copione del balletto di Gurdjieff.

L'Apprendista Stregone di Walt Disney

L’Apprendista Stregone di Walt Disney

Questa volta l’incontro avvenne, ‘per caso’, nel 2012, al Neues Museum di Berlino (il museo famoso nel mondo per il busto di Nefertiti). Al Piano Terra del Museo mi imbattei in una teca contenente il cosiddetto Berliner GoldenHut.

Il Cappello d'Oro al Neues Museum di Berlino

Il Cappello d’Oro al Neues Museum di Berlino

Il Cappello d’oro di Berlino (Berliner Goldhut in tedesco) è un manufatto risalente alla tarda Età del Bronzo (tra il 1000 a.C. e 800 a.C. circa) realizzato in una sottile lamina d’oro. Il Cappello d’oro di Berlino è quello che si è meglio conservato rispetto ai quattro “Cappelli d’Oro” rinvenuti in Europa e risalenti, più o meno, tutti alla stessa epoca. Degli altri tre, due sono stati rinvenuti in Germania e uno in Francia. Tutti e quattro sono stati rinvenuti tra il XIX e XX secolo.

I Cappelli d'Oro

I Cappelli d’Oro

Wilfried Menghin, nel suo trattato “Acta Praehistorica et Archaeologica”, ipotizza che tali oggetti abbiano avuto funzioni calendariali-astronomiche. Lo studioso sostiene che i simboli rappresentano un calendario lunisolare che consentirebbe di ottenere delle date sia nel calendario solare che in quello lunare.

Lo studio del Calendario Luni-Solare sul Cappello d'oro di Berlino

Lo studio del Calendario Luni-Solare sul Cappello d’oro di Berlino

Dal momento che una esatta conoscenza dell’anno era di particolare interesse per la determinazione di eventi religiosi importanti come ad esempio il solstizio d’estate o d’inverno, le conoscenze astronomiche raffigurate sui Cappelli d’Oro erano di alto valore nella società arcaica. Le relazioni scoperte finora permetterebbero il conteggio di unità temporali fino a 57 mesi. Una semplice moltiplicazione di tali valori permetteva anche il calcolo di periodi più lunghi, ad esempio i cicli metonici. Ogni simbolo, o ogni anello di un simbolo, rappresenta un solo giorno. Oltre a questi ornamenti ci sono varie fasce composte da un diverso numero di anelli che rappresentavano i giorni che dovevano essere aggiunti i sottratti al periodo in questione.

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THE SOLAR SASH OF THE KINGS

The Balteus, the standard belt worn by the Roman legionary, used to tuck clothing into or to hold weapons, is one of the typical ornaments of kings, dignitaries and winners. Why has this accessory become a symbol of greatness?

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One more time, I’ll try to give an astronomical-astrological explanation of this symbol. The Sun, King of Gods in ancient Tradition, goes from East to West, during the day, and, like the planets, moves around the Zodiac. In fact, the Sun does not wander all over the sky but is confined to a narrow strip, dividing it in half. Stars along that strip (the ecliptic) are traditionally divided into the 12 constellations. The ecliptic plane is tilted 23.5° with respect to the plane of the celestial equator since the Earth’s spin axis is tilted 23.5° with respect to its orbit around the Sun. The name, related to “zoo,” comes because most of these constellations are named for animals–Leo the lion, Aries the ram, Scorpio the scorpion, Cancer the crab, Pisces the fish, Capricorn the goat and Taurus the bull.

Il percorso del Sole e dei segni zodiacali lungo l'eclittica solare inclinata

The path of the Sun and Zodiacal Signs along the tilted ecliptic

The Zodiacal Belt was often depicted on handicrafts and on clothes in order to symbolize the relationship between the man wearing it and the Sun, and to link him with it. Nowadays it is still possible to see an example at Vatican Museum, in Rome: the Helios Chiaramonti.

Helios Chiaramonti - Musei Vaticani - Roma

Helios Chiaramonti – Vatican Museum – Rome

Helios, the Sun God, is wearing a Zodiacal Balteus, with the Zodiacal Signs, from the right shoulder to the left hip and represents the Sun and its bound path along the ecliptic.

LA FASCIA SOLARE DEI RE

Il Balteo, la fascia pendente dalla spalla destra verso il fianco sinistro, che orna la divisa di re, di dignitari e di vincitori di competizioni, originariamente era una cintura di cuoio alla quale i soldati romani appendevano la propria spada. Perchè tale accessorio è diventato una dei simboli di eccellenza?

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È possibile, ancora una volta, ritrovare una lettura astronomico-astrologica a tale simbolo.

Il Sole, massima espressione della divinità nelle antiche tradizioni, si muove durate il giorno lungo l’eclittica, da Est ad Ovest, un percorso ad arco, inclinato di 24° rispetto all’orizzonte. Di notte, lungo lo stesso arco scorrono le costellazioni dello Zodiaco.

Il percorso del Sole e dei segni zodiacali lungo l'eclittica solare inclinata

Il percorso del Sole e dei segni zodiacali lungo l’eclittica solare inclinata

Lo Zodiaco quella parte del cielo che si estende secondo il pensiero degli antichi per una larghezza di 12° ai due lati dell’eclittica, cioè dell’orbita solare, ed ha di conseguenza una inclinazione di 24° rispetto all’equatore celeste. Zodiaco significa “esseri viventi” raggruppati in costellazioni.

Il motivo dello Zodiaco fu raffigurato nell’arte anche su oggetti d’uso comune e sulle vesti, per simboleggiare il rapporto tra colui che lo portava sulla sua persona ed il cosmo e per associarlo, in analogia, con il Sole. Ai Musei Vaticani è possibile ammirare uno splendido torso in marmo, l’Helios Chiaramonti.

Helios Chiaramonti - Musei Vaticani - Roma

Helios Chiaramonti – Musei Vaticani – Roma

In questa opera, il dio Sole è cinto da un balteo, la larga fascia inclinata, passante sulla spalla destra e sul petto, decorata con i segni zodiacali, chiara rappresentazione del cammino del Sole lungo la fascia inclinata dello Zodiaco.

Kircher and the mystery of the fourth hidden side of Obeliscus Panphili

L'Obelisco della Minerva

Obelisk of Minerva

In 1615 Pietro della Valle, roman knight  and patrician, found in Cairo an old Coptic-Arabic dictionary. He broght it to Rom.

In Rome, Nicolaus Fabricius, senator in Aquisgrana, asked Athanasius Kircher, his good friend, for translating it into Latin. Kircher accepted and pope Urbano VII called him in Rome to do the work. Kircher’s translations have always considered incorrect by scholars. In 1821 the french scholar Jean-François Champollion would interpret correctly hieroglyphic writing.

La Stele di Rosetta (British Museum di Londra)

Rosetta’s Stone

Kircher method for interpreting hieroglyphic writing was completely different from what nowadays considered correct: Kircher believed that each symbol had infinite meanings, revealed directly from God to writer.

Nonetheless, in 1665,  a fact happened hard to explain:

Dominican monks discovered in their garden, in Santa Maria sopra Minerva, a little obelisk, in excellent condition. Kircher, director of the near Collegio Romano is the top-expert in hieroglyphic writing and they called him. He couldn’t go and examine the obelisk because he was going to have his yearly retreat at Mentorella’s shrine.

Padre Giuseppe Petrucci, a Jesuit and his personal collaborator went, agreeing to inform the director. When he came to the Dominican garden, the obelisk lay still down and only three of its four sides were visible. He drew the three sides of the obelisk and sent the drafts to his director.

When  Padre Petrucci, some weeks later, received Kircher’s answer, got astounded: Kircher had sent him a sketch of the forth side of obelisk and was absolutely corresponding to the just unveiled one.

I quattro lati dell'obelisco disegnati da Athanasius Kircher

The four sides of Obelisks Panphili by Athanasius Kircher

Kircher managed to imagine hieroglyphic symbols of forth side of obelisk after seeing the other three. Is it so granted that Kircher’s magical and strange method to interpret hieroglyphic writing couldn’t permit him to deeply understand the sacred Egyptian writing?

Kircher e il mistero del quarto lato dell’Obelisco impossibile da tracciare

L'Obelisco della Minerva

L’Obelisco della Minerva

Alla fine del 1615, Pietro Della Valle, cavaliere e patrizio romano, durante un viaggio in Egitto trova nella città del Cairo un antico vocabolario copto-arabo. Questo vocabolario, secondo le sue parole, era «nascosto tra uomini le cui menti ignoranti erano incapaci di apprezzarlo». Lo riporta a Roma, dove è sicuro sarà un valido aiuto per riscoprire la lingua degli antichi egizi.

A Roma, Nicolaus Fabricius, senatore reale di Aquisgrana, vuole tradurlo in latino: per farlo contatta Athanasius Kircher, suo buon amico. Malgrado la ritrosia iniziale, non sentendosi all’altezza dell’operazione, alla fine egli accetta. Quando poi la notizia della traduzione arriva alle orecchie di Papa Urbano VIII, Kircher è richiamato a Roma per eseguire lì l’operazione.

Malgrado l’autore si auguri nell’introduzione di essersi «acquistato da una posterità riconoscente qualche ringraziamento quando a tempo debito avrà tratto tutti i frutti del nostro lavoro», l’accademia ricorda Kircher solo come aneddoto storico. La sua traduzione dei geroglifici egizi è ritenuta errata e si dovrà attendere la scoperta della Stele di Rosetta nel 1799 da parte dell’esercito napoleonico e il 1821 per un’interpretazione definitiva dei geroglifici ad opera di Jean-François Champollion.

La Stele di Rosetta (British Museum di Londra)

La Stele di Rosetta (British Museum di Londra)

Kircher adottò un metodo di interpretazione dei geroglifici radicalmente diverso da quello ritenuto corretto oggi: Kircher pensava che ogni simbolo racchiudesse in sé una molteplicità infinita di significati, rivelati dalla divinità direttamente a chi li aveva scritti.

Eppure, nel 1665 accade un fatto difficilmente spiegabile con questi presupposti.

Nell’orto dei Padri Dominicani di Santa Maria sopra Minerva viene riportato alla luce un obelisco di piccolo dimensioni. Padre Kircher, direttore all’epoca del vicino Collegio Romano, è naturalmente incuriosito dal ritrovamento ma sta partendo per il suo annuale ritiro spirituale alla Mentorella. Lascia al padre gesuita Giuseppe Petrucci, suo collaboratore personale, il compito di tenerlo informato. Con queste parole padre Petrucci racconta quanto accadde:

“Scavandosi nell’orto dei Reverendi Padri della Minerva, portò il caso che fosse ritrovato un obelisco, il quale quanto appariva inferior nella grandezza a tutti gli altri, altrettanto appariva più perfetto e più intero. Al Padre Atanasio Kircher, competente su queste faccende, fu chiesto che ne desse piena contezza; ma capitava che dovendo compiere la sua annuale missione alla Madonna della Mentorella, lasciò a me l’incarico che, appena fosse stato completamente scoperto, ne inviassi un disegno a Tivoli, dove egli si sarebbe fermato. Accadde che solamente tre lati si potessero disegnare, per cui essendo io impaziente di non ritardare la missione affidata, inviai copia soltanto di quelli. Nella risposta fattami dal Padre, con grande meraviglia di chi vide, e di molte persone di dottrina non ordinaria, mi mandò il quarto lato, disegnato di proprio pugno.

I quattro lati dell'obelisco disegnati da Athanasius Kircher

I quattro lati dell’obelisco disegnati da Athanasius Kircher

 

A vista cotanto inaspettata, stupefatto e curioso corsi subito a vedere se corrispondeva con l’originale, e rinvenni essere il medesimo contenuto, senza segno di variazione alcuna, anzi in quei luoghi done non v’erano scolpite figure, Egli supplì, con espormi ciò che mancava […]”

Kircher riuscì ad immaginare l’iscrizione geroglifica sulla quarta faccia dell’obelisco semplicemente conoscendone le altre tre. Di sicuro Kircher non utilizzava il metodo di Champollion per interpretare i geroglifici. Ma è altrettanto sicuro che il metodo magico, ritenuto dagli storici ‘fantasioso’, utilizzato da Kircher non gli permettesse la piena conoscenza della scrittura sacra egizia?

Papa Alessandro VII Chigi incaricherà Gian Lorenzo Bernini di collocare l’obelisco nella piazza antistante la chiesa di Santa Maria Sopra la Minerva e Athanasius Kircher collaborerà alla progettazione dell’opera.

PASSEGGIATA TRA I SIMBOLI E LE STELLE: IL SIMBOLO DELL’INFINITO

Nel decidere l’incipit di questo brano ero indeciso se illustrare in introduzione una mini-lezione di astronomia (terra, sole, pianeti, sistema solare, costellazioni) oppure procedere seguendo la Tradizione, presentando un simbolo e proponendo qualche sua interpretazione, legata in particolare all’astronomia. Ho deciso, anche nella speranza di non annoiare (troppo) chi leggerà queste righe, di utilizzare la seconda strada, ritenendo sia la più evocativa.

Il Simbolo dell’Infinito – la Lemniscata o Analemma

Come tutti sapranno, il simbolo usato in matematica per rappresentare l’infinito è la cosiddetta Lemniscata.

La lemniscata di Bernoulli

La lemniscata di Bernoulli

La Teoria del Limiti in matematica si sviluppa in un Dominio rettilineo, ordinato, l’asse dei numeri Reali, nel quale ogni elemento ha una posizione ben definita all’interno della “gerarchia” di questo asse direzionato. Il numero -1 precede il numero 2,3. Il numero 1.000.000 segue il numero 4.

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La domanda che giustamente ci si può porre è: cosa vuol dire “infinito” e come può venire in mente di rappresentarlo come una specie di “otto rovesciato”?

Come si può definire il concetto di “infinito”? Un primo tentativo di definizione potrebbe essere: “un qualcosa di molto grande”. Ma così facendo abbiamo posto l’accento all’estremità destra dell’asse. E “infinetesimamente piccolo”? Il concetto può essere sintetizzato in un’espressione sola con “senza limite”, “non limitato”. Qualcosa che “non abbia un inizio e non abbia una fine”.

Il fenomeno ciclico è un esempio di “qualcosa che non ha un inizio e una fine”. E la figura geometrica della Lemniscata (a Analemma), con i suoi due “rigonfiamenti laterali” e il suo punto di incrocio centrale, riesce a rappresentare bene il concetto di “qualcosa di estremamente piccolo” che tende ad “annullarsi” per divenire qualcosa di “estremamente grande”.

La domanda che si pone ora è: ””Esiste in Natura qualcosa che, osservato, ha la forma geometrica dell’Infinito?” La risposta a questa domanda è: Il Sole, la stella da cui il nostro pianeta riceve la luce e il calore che permettono l’esistenza della vita!

L’analemma infatti è il nome dato alla figura che rappresenta il percorso compiuto dal sole attraverso il cielo in un anno quando è fotografato esattamente alla stessa ora e posizione durante il giorno. Sovrapponendo le immagini ottenute si ottiene questa figura:

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Questa foto è un bellissimo esempio di analemma, il risultato degli sforzi e degli scatti fotografici eseguiti durante tutto l’anno 2004 da Ayiomamitis Anthony in Grecia.

Il fenomeno è il risultato di una combinazione tra l’inclinazione di 23,5 gradi dell’asse della Terra e la sua orbita leggermente ellittica, questi due fattori si combinano per generare la figura a forma di otto.

Ritengo importante concludere queste righe sottolineando quel “qualche interpretazione dei simboli” che ho posto come introduzione, perché, usando le parole di Oswald Wirth: “Un’immagine può sempre essere considerata da un’infinità di punti di vista e ad ogni pensatore è consentito scoprire un significato conforme alla logica delle proprie concezioni. Le immagini infatti sono destinate a risvegliare le idee assopite nel nostro intelletto. Esercitando una suggestione sul pensiero, lo stimolano ed in tal modo portano alla luce le verità sepolte nella profondità del nostro spirito.”

POOR DEVILS OR GODS OF PAST ASTROLOGICAL AGES

The Mith of Transition from the Age of Taurus to the Age of Aries

The Mith of Achelous , the Bull God, symbol of the age of Taurus (4000 b.C. – 2000 b.C.) defeated by Hercules (the Sun) and the coming of Zeus Ammon, the Ram God (2000 b.C. – 0 C.E.).

The god of the river Achelous which was the greatest, and according to tradition, the most ancient among the rivers of Greece. He with 3000 brother-rivers is described as a son of Oceanus and Thetys (Hes. Theog. 340), or of Oceanus and Gaea, or lastly of Helios and Gaea. (Natal. Com. vii. 2.)

Achelous, the Bull God

Achelous, the Bull God

 

Rising of Sun at Vernal Equinox in Taurus Constellation (4000 b.C. – 2000 b.C.)

 

The origin of the river Achelous is thus described by Servius (ad Virg. Georg. i. 9; Aen. viii. 300): When Achelous on one occasion had lost his daughters, the Sirens, and in his grief invoked his mother Gaea, she received him to her bosom, and on the spot where she received him, she caused the river bearing his name to gush forth. Other accounts about the origin of the river and its name are given by Stephanus of Byzantium, Strabo (x. p. 450), and Plutarch. (De Flum. 22.) Achelous the god was a competitor with Heracles in the suit for Deïaneira, and fought with him for the bride. Achelous was conquered in the contest, but as he possessed the power of assuming various forms, he metamorphosed himself first into a serpent and then into a bull. But in this form too he was conquered by Heracles, and deprived of one of his horns, which however he recovered by giving up the horn of Amalthea. (Ov. Met. ix. 8, &c.; Apollod. i. 8. § 1, ii. 7. § 5.)

Zeus Ammon

Zeus Ammon

 

Rising of Sun at Vernal Equinox in Aries Constellation (2000 b.C. – 0 C.E.)

POVERI DIAVOLI OVVERO GLI DEI DELLE ERE ZODIACALI PASSATE

Il Mito del passaggio dall’Era del Toro all’Era dell’Ariete
Il mito di Acheloo, il Dio Toro, simbolo dell’Era del Sole nella Costellazione zodiacale del Toro (circa 4000 a.C. – 2000 a.C.) sconfitto da Ercole (il Sole) e l’avvento di Zeus Ammone, il Dio Ariete (2000 a.C. – 0 a.C.).
Il Dio Toro Acheloo

Il Dio Toro Acheloo

 

Acheloo, nella mitologia greca, è il dio fluviale dell’Etolia, figlio del Titano Oceano e sua sorella Teti. E’ il secondo fiume, per lunghezza, della Grecia e corrisponde all’odierno Aspropotamo.

 

 Levata del Sole all’Equinozio di Primavera nel segno zodiacale del Toro (4000 a.C. – 2000 a.C.)

Secondo la leggenda, Acheloo si invaghì di Deianira, figlia di Eneo e di Altea, e ne contese ad Eracle la mano. Iniziò la lotta ed Acheloo, che aveva la facoltà di assumere l’aspetto che più gli piaceva, si trasformò in un enorme serpente che Eracle riuscì, quasi, a soffocare. Divincolatosi, si trasformò in un toro, ma fu sconfitto e gettato nel fiume. Nella caduta, uno dei due corni che Eracle aveva afferrato, si staccò, mutilando Acheloo per sempre.
Questi si considerò vinto e gli cedette il diritto di sposare Deianira, ma gli richiese il suo corno, dandogli in cambio un corno della capra Amaltea, la nutrice di Zeus, le ninfe Naiadi, riempirono il corno di Acheloo di fiori e di frutti consacrandolo alla dea dell’abbondanza e da qui nacque la leggenda della cornucopia.
Zeus Ammone

Zeus Ammone

 Levata del Sole all’Equinozio di Primavera nel segno zodiacale dell’Ariete (2000 a.C. – 0 a.C.)

Papa Francesco e il Santo Inquisitore Gesuita di Giordano Bruno e di Galileo Galilei

Il 21 febbraio 2001 Jorge Mario Bergoglio fu nominato cardinale da papa Giovanni Paolo II con il titolo di San Roberto Bellarmino. Ma chi è il Santo associato alla nomina cardinalizia di papa Francesco?

Papa Giovanni Paolo II e il cardinale Bergoglio

Papa Giovanni Paolo II e il cardinale Bergoglio

Roberto Francesco Romolo Bellarmino (Montepulciano, 4 ottobre 1542 – Roma, 17 settembre 1621) fu un teologo gesuita, scrittore e cardinale italiano. Sua madre, Cinzia Cervini era la sorella di papa Marcello II, papa di elevata moralità e spiritualità, e antinepotista, morto dopo nemmeno un mese di pontificato.

Ritratto del cardinale Roberto Bellarmino

Ritratto del cardinale Roberto Bellarmino

Fu battezzato dal cardinale fiorentino Roberto Pucci al quale probabilmente deve l’onore del suo primo nome, mentre il secondo è in riferimento a Francesco d’Assisi, il santo onorato il 4 ottobre giorno della sua nascita; Romolo fu dato in onore di un antenato della famiglia.

Dopo un’iniziale educazione in famiglia, vista l’inclinazione religiosa, fu inviato per gli studi presso i padri gesuiti da poco arrivati anche a Montepulciano, dei quali sua madre aveva grande stima. A diciotto anni entrò presso il Collegio Romano e il giorno dopo fece la prima professione religiosa.

 

Giordano Bruno e Roberto Bellarmino

Il caso di Giordano Bruno, filosofo e monaco domenicano condannato al rogo per eresia, fu un evento che scaturì dalla dura reazione controriformista ai tentativi di riformare il Cristianesimo iniziati alcuni decenni prima con la Riforma Protestante e proseguiti successivamente con il Movimento Ermetico. L’istruzione dell’inchiesta e del processo ebbe luogo nel 1593 e la sentenza fu emessa nel 1600: coinvolse Bellarmino dal 1597, da quando fu nominato consultore del Santo Uffizio.

Giordano Bruno

Giordano Bruno

I sei consultori del Sant’Uffizio chiesero che l’imputato fosse torturato, ma il papa negò il suo consenso. Il tentativo disperato di Bruno fu quello di abiurare ex nunc, ammettendo cioè che solo da poco i temi di cui egli aveva trattato filosoficamente erano diventati dogmi di fede, quindi giustificandosi con la mancanza di norme di ortodossia al riguardo. Questa scappatoia non gli fu concessa dal Santo Uffizio e il 15 febbraio gli fu imposta un’abiura totale. La completa ammissione gli avrebbe risparmiato la condanna a morte, ma alla fine Giordano Bruno preferì mantenere le proprie posizioni decidendo di affrontare la pena. Giordano Bruno fu arso al rogo a Roma in Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600.

 

Galileo Galilei e Romolo Bellarmino

Diverso fu l’atteggiamento di Roberto Bellarmino nei confronti di Galileo Galilei. Galilei ebbe due processi presso il Santo Uffizio: uno nel 1616 e l’altro nel 1633. I processi ebbero luogo fondamentalmente poiché la Teoria Eliocentrica era considerata eretica dai teologi. Infatti, sostenendo che il Sole fosse fisso al centro dell’universo si smentivano alcune frasi contenute nella Bibbia, per esempio “Dio fermò il sole” (Giosuè 10:12), o alcune teorie sostenute dalla Chiesa secondo cui la terra è immobile al centro dell’universo. La dottrina prevalente in quel tempo era infatti che l’infallibilità della Bibbia comprendesse anche il significato letterale, non solo quello simbolico.

Galilei non fu mai condannato per eresia, avendo egli obbedito ai precetti del Sant’Uffizio. E non rinnegò mai la fede cattolica, infatti fino alla sua morte si professò cattolico praticante ottenendo l’indulgenza plenaria in prossimità della sua morte. Era intimo amico di molti cardinali e in particolare di Maffeo Barberini (futuro papa Urbano VIII) oltre che dello stesso Bellarmino.

Il processo contro Galileo Galilei

Il processo contro Galileo Galilei

Bellarmino fu coinvolto solo nel primo processo poiché nel secondo, quando Galilei fu condannato al carcere, egli era deceduto. Il cardinale Bellarmino ebbe rapporti amichevoli, con lo scienziato, sia epistolari che diretti, anche dopo la denuncia di Tommaso Caccini davanti al Santo Uffizio nel 1615.

Durante la prima inchiesta su Galilei, nell’anno 1616, si ebbe l’esame presso il Santo Uffizio della teoria eliocentrica e durante tale valutazione fu ascoltato il Galilei stesso che giunse a Roma. Questi ebbe colloqui diretti anche con il papa Paolo V che invitò il cardinale Bellarmino, che faceva parte del Santo Uffizio, sempre in relazione alla frase della Bibbia, ad ammonire il Galilei di non insegnare le due tesi principali sull’eliocentrismo. In tale occasione la teoria eliocentrica copernicana fu condannata dal Santo Uffizio che si espresse in modo definitivo nel marzo 1616. Essa fu condannata come falsa e formalmente eretica, lasciando la possibilità di fare riferimento ad essa come semplice modello matematico.

Il cardinale Bellarmino aveva espresso una posizione aperta nei confronti dello scienziato, senza mai rinnegare le decisioni del Santo Uffizio, in particolare non ammettendo eccezioni all’infallibilità della Bibbia, nemmeno nel senso letterale della scrittura. Tale posizione è espressa in una lettera inviata il 12 aprile 1615 a padre Paolo Antonio Foscarini, cattolico sostenitore dell’eliocentrismo ed amico di Galilei, lettera nella quale sosteneva di non poter escludere a priori l’attendibilità della teoria eliocentrica, ma rimandando qualsiasi tentativo di proporla come descrizione fisica solo dopo che si avesse avuta la prova concreta e definitiva.

Inoltre poco dopo la condanna dell’eliocentrismo presso il Santo Uffizio del 1616, Galilei chiese ed ottenne un colloquio privato con il cardinale Bellarmino. Il 24 maggio 1616 il cardinale Bellarmino firmò su richiesta dello stesso Galilei una dichiarazione nella quale si affermava che non gli era stata impartita nessuna penitenza o abiura per aver difeso la tesi eliocentrica, ma solo una denuncia all’Indice.

La lettera autografa di Roberto Bellarmino che scagiona Galileo Galilei dall’accusa di eresia

La lettera autografa di Roberto Bellarmino che scagiona Galileo Galilei dall’accusa di eresia

Quel colloquio fu poi ricomposto in modo inventato ad arte e successivamente divulgato, da un grande nemico di Galilei, padre Seguri. In questo verbale apocrifo si diceva che Bellarmino ammoniva Galilei, pena il carcere, di non persistere sulla tesi eliocentrica; cosa niente affatto vera. Il documento falsificato fu poi utilizzato anni dopo nel secondo processo contro Galilei, ma il cardinale Bellarmino era ormai morto e non poteva più testimoniare in favore di Galilei e smentire la veridicità di tale verbale. Il testo completo dell’intervento con cui fu salvata la vita di Galilei, unitamente all’intera documentazione del processo custodita in Vaticano, è stato desecretato nel 2009 grazie alla pubblicazione del libro “I documenti vaticani del processo di Galileo Galilei” curati dal vescovo Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano.

Poco dopo la morte del cardinale Bellarmino, la Compagnia di Gesù ne propose la causa di beatificazione che ebbe inizio nel 1627 durante il pontificato di Urbano VIII, quando gli fu conferito il titolo di venerabile. Oggi è il santo patrono della Pontificia Università Gregoriana. Il suo corpo è venerato dai fedeli nella terza cappella di destra della chiesa di Sant’Ignazio di Loyola a Roma, chiesa del Collegio Romano.

 

Il corpo del santo nella chiesa di Sant'Ignazio di Loyola a Roma

Il corpo del santo nella chiesa di Sant’Ignazio di Loyola a Roma

Alcuni fedeli a lui devoti usano fare questa preghiera: “O Dio, che per il rinnovamento spirituale della Chiesa ci hai dato in San Roberto Bellarmino vescovo un grande maestro e modello di virtù cristiana, fa’ che per sua intercessione possiamo conservare sempre l’integrità di quella fede a cui egli dedicò tutta la sua vita”.

 

 

 

Hiding The Truth in Plain Sight (“The Vatican Heresy”)

[…] Let me quickly get to the point: it is often stated by historians of art and architecture that the Piazza St. Peter’s at the Vatican was designed to represent “the open arms of Mother Church.” This, in fact, is indeed claimed by Gian Lorenzo Bernini himself, the architect responsible for the design.

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We believe it to be a truth, but not the whole truth. Truth often comes in many layers. Revealing only one layer yet dissimulating another will make this partial truth seem to be something very different indeed. This is why today a person on the stand in a court of law will be sworn in to tell not only the truth, but rather the whole truth. We believe that there is another, far more important layer in which rests the whole truth behind Bernini’s grandiose design. This whole truth he, nonetheless, took to his grave, for it was such an unspeakable truth, such a taboo, such a forbidden fruit in his time that the mere mention of it might have brought down the whole edifice of Mother Church— that is to say, the Vatican itself. Yet the amazing daringness of Bernini’s ploy was to hide the truth in plain sight for all to see. Indeed, so well did he do this that everyone who looked—and there have been millions since—did not see it all.

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And when finally some did see it, so outrageous, so fantastic was its implication that they simply preferred to dismiss it as mere coincidence.

Bernini clearly intended it to be a sort of intellectual time bomb meant to be detonated not in his time but when the time was right, when its revelation would not bring down the Vatican, but do, instead, the opposite. To fully appreciate the magnitude of this revelation, and to make our case worthy of the most serious consideration, we had to undertake a chase across nearly two millennia of history, from Greco-Roman Alexandria to Renaissance Rome, sometimes moving at breakneck speed, making Dan Brown’s Angels & Demons seem like a Sunday stroll in the park. It was a thrilling undertaking and, most of all, an amazing eye-opener. No matter what one may think of it, one thing is certain: Christianity and Western culture will never seem the same again.

Zicari - Bauval

Zicari & Bauval at Piazza St Peter’s

But enough said. The die is cast. You have the evidence in your hands. No need to tarry.

We are ready to present our case . . .

 

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