
Un Dio Pagano nel Cuore della Cristianità
Pochi si aspetterebbero di trovare le radici del paganesimo celtico sepolte nel cuore della cristianità. Eppure, nel secolo scorso, gli scavi nel sagrato della cattedrale di Notre-Dame a Parigi hanno restituito proprio questo: due bassorilievi di antiche divinità galliche, Cernunnos, il dio cornuto signore della natura, e Hesus, una sua controparte marziale.

La storia, si sa, ama l’ironia. Ed è difficile immaginare un’ironia più sferzante di quella di un tempio della cristianità, simbolo per eccellenza della sottomissione del paganesimo, che rivela nelle sue immediate vicinanze le tracce di quelle divinità che credeva di aver cancellato.
Questa scoperta non è un semplice aneddoto archeologico, ma il punto di partenza per una riflessione più ampia. I miti precristiani, infatti, non sono semplicemente scomparsi. Per sopravvivere alla marea della nuova fede dominante, hanno dovuto mescolarsi, mimetizzarsi e trasformarsi, insinuandosi nelle pieghe delle nuove tradizioni. In questo articolo seguiremo le tracce di una di queste figure archetipiche, quella del Dio Cornuto. Un viaggio che ci porterà dalle fondamenta gallo-romane di Parigi fino alle spaventose maschere del folklore alpino, collegando il dio celtico Cernunnos alla figura del Krampus. Un percorso che svela il significato cosmologico universale del passaggio dal caos all’ordine, un rito che l’umanità celebra da tempo immemore.
La Scoperta a Notre-Dame: Chi è Cernunnos?
Durante gli scavi archeologici effettuati a partire dagli anni ’60 nel sagrato antistante la cattedrale di Notre-Dame a Parigi, sono stati rinvenuti dei bassorilievi raffiguranti divinità galliche. Tra queste, spiccava la figura di Cernunnos. L’iconografia del bassorilievo lo rappresenta come una divinità maschile celtica dotata di corna (o più precisamente di palchi, antlers), un simbolo potente che lo lega indissolubilmente alla natura, al mondo pagano e a una spiritualità antica e primordiale.
Il luogo del ritrovamento, l’Île de la Cité, non è casuale. Questo era il cuore pulsante di Lutetia, l’insediamento fondato nel III secolo a.C. dalla tribù gallica dei Parisii, molto prima che la conquista romana ridisegnasse la mappa culturale e religiosa della Gallia. La presenza di un’effigie di Cernunnos testimonia l’importanza del suo culto in un’epoca in cui il sacro e il selvaggio erano ancora profondamente intrecciati.
Le Radici Profonde: L’Uomo, l’Animale e il Divino
Per comprendere una figura come Cernunnos, è necessario fare un balzo indietro nel tempo, fino al Paleolitico Superiore (40.000-15.000 anni fa). Nelle profonde grotte europee, come quella di Chauvet in Francia, i nostri antenati hanno lasciato testimonianze straordinarie della loro visione del mondo: pareti istoriate con innumerevoli figure di animali. Questo non era semplice amore per l’arte, ma l’espressione di una precisa concezione della realtà, che potremmo definire “ontologia animistica”.
Presente tanto tra i cacciatori paleolitici quanto tra i popoli amerindiani, questa visione del mondo presuppone che tutti gli esseri viventi, umani e non, condividano la stessa soggettività interiore, distinguendosi solo per il loro “involucro” corporeo. Di conseguenza, “cambiar pelle” significa trasformarsi in un altro essere. Questa abilità di mutare forma era attribuita a figure specializzate come gli sciamani, capaci di viaggiare tra i mondi e acquisire le qualità degli animali. È in questo humus cosmologico, in cui il confine tra uomo e animale è fluido e permeabile, che affondano le radici di figure archetipiche come Cernunnos, il ‘Signore degli Animali’ la cui forma ibrida non è mostruosa, ma espressione di un potere sciamanico di mediazione tra i mondi.
Il Rito del Caos: Feste e Maschere per Rifondare l’Ordine
Le figure zoo-antropomorfe non popolano solo i miti, ma irrompono nella vita sociale attraverso rituali specifici. Molte feste popolari, infatti, rappresentavano l’instaurazione di un “tempus terribile”, un’irruzione controllata del caos primordiale che preludeva a una rifondazione dell’ordine cosmico e sociale. Attraverso il disordine rituale, la comunità si rigenerava.
Un esempio lampante sono le mascherate cerimoniali di Carnevale (Schembartlauf) che si svolgevano a Norimberga tra il XV e il XVI secolo. I partecipanti a questi cortei incarnavano la figura mitica del “Selvaggio”: indossavano corna di animali, abiti fatti di pelle di capra o pecora e si cingevano i fianchi di rumorosi campanacci. Queste figure ibride, a metà tra l’uomo e la bestia, portavano il caos nelle strade ordinate della città, per poi essere ritualmente sconfitte, ristabilendo così l’ordine. Questo capovolgimento rituale non era una semplice festa, ma un meccanismo sociale fondamentale per riaffermare le norme comunitarie attraverso la loro temporanea e controllata violazione. Queste stesse caratteristiche si ritroveranno, quasi immutate, nelle mascherate alpine dei secoli successivi.
Il Dio Cornuto Sopravvissuto: San Nicolò e il Krampus
Questa tradizione di figure cornute e selvagge che portano il disordine è sopravvissuta fino ai giorni nostri, mimetizzandosi nel folklore cristiano. Il Krampus, oggi noto come il terrificante compagno di San Nicolò, esisteva nelle tradizioni pagane e celtiche ben prima dell’avvento del cristianesimo. Era una figura paurosa che appariva durante il passaggio dalla stagione “viva” a quella “buia” dell’anno, incarnando le forze del caos invernale.
Secondo un racconto popolare diffuso in area alpina, la sua “cristianizzazione” avvenne in questo modo: in un’epoca di grande carestia, loschi figuri travestiti con pelli e corna di animali depredavano i villaggi di montagna. Il folklore locale narra che tra di loro si nascondeva il diavolo in persona, riconoscibile solo dai suoi zoccoli caprini. Fu allora che intervenne il vescovo Nicola (il futuro San Nicolò), che con la sua autorità spirituale riuscì a esorcizzare il demone e a sottometterlo al proprio volere, trasformandolo da forza distruttiva a strumento di giustizia.
Questa narrazione folkloristica funge da mito di fondazione per la tradizione ancora oggi viva in Austria, in Alto Adige, in Friuli Venezia Giulia e in Istria. Nella notte tra il 5 e il 6 dicembre, San Nicolò porta i doni ai bambini buoni, mentre il suo seguito di Krampus, diavoli incatenati e domati, ha il compito di spaventare e punire quelli che si sono comportati male. L’addomesticamento del Krampus da parte di San Nicolò rappresenta un classico esempio di sincretismo religioso, in cui una figura liminale, incarnazione delle forze indomite della natura, non viene cancellata ma sussunta e ri-funzionalizzata all’interno del nuovo sistema morale cristiano. Il caos non è eliminato, ma gerarchicamente subordinato all’ordine.
Se Sappiamo Ascoltare, i Miti Parlano Ancora
I miti precristiani non sono morti; si sono semplicemente trasformati, trovando il modo di sopravvivere all’interno delle nuove tradizioni dominanti. Il nostro viaggio lo dimostra: siamo partiti dal dio celtico Cernunnos, le cui tracce riposano sotto il sagrato di Notre-Dame, abbiamo attraversato il mondo classico popolato da satiri e divinità selvagge, abbiamo assistito alle mascherate caotiche del carnevale e siamo infine giunti al Krampus, il demone pagano “addomesticato” da un santo cristiano.
La prova finale di questa sopravvivenza per trasformazione sta nel destino stesso dell’idea di contaminazione tra mondo umano e animale. Un tempo considerata sacra, espressione della fluidità del cosmo, con l’avvento del cristianesimo e la successiva persecuzione della stregoneria, questa permeabilità tra le sfere del vivente venne definitivamente relegata “nell’ambito del demoniaco e del magico”. Eppure, se sappiamo ascoltare, queste antiche figure parlano ancora. Dal dio-cervo al demone peloso, i loro sussurri ci raccontano di un legame primordiale con la natura, di un tempo in cui il caos non era solo da temere, ma anche da celebrare per poter rifondare l’ordine. Basta solo prestare orecchio oltre la patina delle tradizioni più recenti, per sentire come, dalle fondamenta di una cattedrale gotica, un dio cornuto continui a sussurrare la sua eterna storia.






Grazie e saluti. Abbracci